L'unica cosa che non possiamo fermare anche a Montalcinello è l'orologio del tempo. Possiamo però individuare quelle influenze che ci fanno invecchiare nello spirito e ci spingono verso la conservazione, così cara a chi si oppone al cambiamento, alla rinascita e all'innovazione. Spesso si finisce per obbedire ciecamente al proprio clan di appartenenza, il cui minimo comune denominatore è proprio la difesa dello stato attuale delle cose.
Sono stato tra i primi ad abbandonare i social network: ho chiuso Facebook nel 2010. Non ho mai sentito il bisogno di esibire il mio narcisismo su Instagram e, soprattutto, da moltissimi anni rifuggo la televisione, tanto da non possederne una e quindi non pagare il canone. Ho maturato la convinzione che questo mezzo, entrando nelle case, abbia esercitato per decenni un'influenza profonda sulle coscienze e danni inquantificabili.
Non c'è niente di peggio che sedersi inermi davanti a una scatola magica che, giorno dopo giorno, bombarda e devasta le menti con una cronaca trasformata in spettacolo, spesso raccontata in modo morboso, o che tenta di rendere accettabili conflitti e aggressioni militari, suggerendo l'esistenza di guerre "giuste".
Ieri, con una certa soddisfazione, sono salito sul tetto e ho eliminato l'ultimo simbolo di quel mondo propagandistico: l'antenna televisiva.

Naturalmente mi rendo conto che, per le generazioni precedenti, la televisione e, più recentemente, Facebook abbiano rappresentato punti di riferimento importanti. Tuttavia è difficile non notare come i giovani, fortunatamente, sembrino sempre meno attratti da quel vecchio tubo catodico.
Per questo credo che una delle piccole rivoluzioni possibili oggi sia spegnere la televisione, anche a Montalcinello, e ricordarci chi eravamo prima che questo mezzo si insinuasse nelle case, modificando lentamente abitudini, tradizioni e un sapere contadino costruito nell'arco di secoli.
Per il resto, viste le temperature, mi sto concentrando sul giardino per renderlo sempre più spaziale ed universale.

Allo stesso tempo mi sono preso cura della Terrazza sul Mondo, dedicandomi a interventi apparentemente piccoli ma di grande impatto, come l'eliminazione delle piante infestanti che stavano tentando di scalare le mura e avvicinarsi al paese.
Per questo lavoro è stato necessario utilizzare un decespugliatore con lama e filo per rovi. Le piante rampicanti, infatti, possono creare un ambiente favorevole alla proliferazione di numerosi insetti indesiderati, con possibili ripercussioni sugli orti e sull'equilibrio del paesaggio circostante.


In futuro vorrei approfondire meglio le dinamiche che permettono a insetti particolarmente invasivi, come mosche e tafani, di riprodursi in quantità così elevate e di avere un impatto tanto significativo sull'ambiente, nonostante il prezioso e incessante lavoro svolto da rondoni e balestrucci, la cui presenza andrebbe sostenuta e valorizzata.

